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Storia di Luce Il nuovo romanzo di Paola Gscheidel. Quando l'innocenza fuga le ombre del male (Editore G. Laterza, Bari ottobre 2011, 431, € 20)
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Luce si è accesa per miracolo nel grembo di una ragazza, Virginia, che per amore, solo per amore gestisce un semino, venuto da chi, poi, si è dileguato nella notte. Luce è la protagonista'di una triste e ordinaria vicenda umana, che vive tra nonno Ben, mami, un asilo e un'ombra, il padre naturale che le vaga intorno. Luce già tra i cinque o sei anni va, corre veloce verso un traguardo troppo vicino, capace tuttavia di generare una famiglia che non ha e non c'è. "Luce sembrava una bambina di porcellana sbocciata dalle acque". Dalle acque perché zampillante, fresca, intelligente. Dalle acque perché emerge da un cumulo di affetti liquidi , labili, insicuri, effimeri, invano alla ricerca di riferimenti e stabilità. Intanto ha trapassato la mente e il cuore di una donna, Paola, intessuta di tenere esperienze umane e nobili trascorsi letterari. È calata in uno splendido diorama che sa farla parlare attraverso righe sapienziali. Tra sofferenze incredibili sarà rivelata a Luce la vera paternità. "Angelo è il tuo papà": è l'ammissione velata dalla compassione della malattia. Luce infatti non sente il genitore. Ama Virginia e Angelo separatamente. Non avverte il senso della famiglia, ma solo una fine vicina, come una foglia autunnale ormai lontana dall'albero della vita. In questo intricato dramma di sentimenti a Paola non sfuggono, attraverso le ingenue intuizioni di Luce, gli interrogativi sui valori non negoziabili, sui risvolti assurdi di una vita in due, sul tema della religione, sul matrimonio. Allora la pagina si fa profonda, malinconica. Da qui l'avvio agli amori fugaci e rubati, deludenti e deturpati da roba di morte. Paola li condanna ad essere consumati in luoghi periferici sciatti e sgradevoli, anche se improvvisamente e nel buio, illuminati da getti di poesia e osservati da una luna intrigante, che si sfregia tra vetri infranti, come amori che non resistono, non tornano e sanguinano senza ragione.A queste si alternano pagine sul mondo della storia e dell'arte. È la gita a Urbino e Vipiterno della piccola comitiva in un giorno caldo e gradevole. Allora la fugacità dei sentimenti recupera, spingendosi sui percorsi armonici dell'estetica, che concedono l'accesso al mondo infinito dei valori. Infine l'improvvisa e imperdonabile leucemia, un viaggio verso l'ultimo traguardo, preceduto da un'intensa preghiera di frate Pietro al Cristo dolente della croce. Preghiera vibrante ma non accolta , confidenziale e insistente all'estremo, ma senza risposta. Voltata l'ultima pagina, ci si accorge che Luce non si è dissolta. È dietro l'angolo. Non si è spenta e non è sola. È presente nelle mille storie dei nostri giorni. Angeli come Luce ce ne sono. Pochi, ma ce ne sono. Devono esserci. Sono angeli sulla palude. Di solito nascono dal groviglio di affetti e amori perduti. Hanno cinque o sei anni, ma gliene dai trenta e più per cervello, cuore, per i loro linguaggi che ci parlano dentro. La natura con loro è avara e prodiga. Avara di anni, prodiga di saggezza anticipata. In breve devono dire, amare e farsi amare. Così Luce, che palpita nel ricordo, si è fatta memoria e se ne ascoltano le voci tra le righe ispirate di Paola. E le voci si trovano raccolte qui, ora come lacrime, ora come gocce di rugiada che annunciano la primavera di chi sa generare e amare. Saper leggere è dono e gioia. La pittura, la musica, un romanzo di spessore letterario sono la domenica della vita. Alfonso Amarante direttore della Biblioteca S. Alfonso - Pagani
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