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  Elvira Santacroce, Il velo di  Bruxelles, Salerno, ed. Oedipus

Titolo: Il velo di Bruxelles
Autore: Elvira Santacroce
Casa editrice: Oèdipus
Collana: La freccia del Parto : insidie narrative
Anno pubblicazione: 2005
Prezzo: 12,50 euro
Genere: romanzo
Pagine: 368
ISBN:  8873410502

  

 
     
     
    

 

 
La scrittrice cavese Elvira Santacroce, autrice, oltre che di saggi storici, di romanzi già noti alla critica e al pubblico, quali Il segno di Zorro (1983), Sorbe pelose (2000), Da oggi in poi (2001), propone quest'anno quella che sembra dover restare la sua opera narrativa più matura e di maggiore impegno, Il velo di Bruxelles.

Si tratta di un romanzo ricco di implicazioni sociopsicologiche che in 368 fitte pagine dipana l'intricata storia di una famiglia dell'alta borghesia, quella dei Tomise, lungo un arco di tempo che va dagli ultimi decenni dell'Ottocento alla metà del Novecento. L'elemento simbolico che collega le vicende dei protagonisti, ma soprattutto delle protagoniste, del romanzo è dato da un prezioso velo di seta ricamata , quello che dà il titolo all'opera, che passa di mano in mano e funge da allegoria del progressivo ed inarrestabile declino della famiglia e del disgregarsi del suo patrimonio.

Punto di inizio e di riferimento del racconto è una imprecisata località della Campania, e non va lontano dal vero che in essa riconosce Cava dei Tirreni, città natale dell'autrice. Ma naturalmente le microstorie che si intrecciano hanno come scenario molti altri luoghi geografici. Se sul piano orizzontale, diacronico, la vicenda si dipana linearmente attraverso la successione delle generazioni, su quello verticale, sincronico, si impone l'esplorazione psicologica dei personaggi.

Il romanzo si costruisce soprattutto intorno a quattro figure: Lucrezia, Marianna, Carolina e don Tommaso Tomise. Le tre figure femminili disegnano nella continuità generazionale il tentativo della donna di riscattarsi da una condizione di subalternità. Di contro, don Tommaso Tomise viene proposto come il rappresentante di un'etica matrimoniale e sociale che non riesce a fare i conti con la realtà del progresso.

Il romanzo della Santacroce ha pagine di grande realismo ed evoca sullo sfondo la tragedia delle due guerre mondiali. Lo stile è personalissimo. L'opera presenta vari motivi di interesse ed in più punti avvince il lettore e ne stimola risposte emotive.

Mena Ugliano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    
 
 
 
 
 
 
 
 
                   
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