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Mercoledì, 27 gennaio 2010
 

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A scuola di arte


Gli ebrei a Campagna durante
il secondo conflitto mondiale

A cura di: Gianluca Petroni
Prefazione: Augusto Graziani

Edizione Comitato “Giovanni Palatucci”
Campagna, 2001

Il Parlamento Italiano con la Legge 20 luglio 2000, n. 211 ha istituito il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. La Legge è composta di soli due articoli che dovrebbero iscriversi nel cuore degli Italiani e costituire un monito terribile a non ripercorrere vie che hanno portato all'annientamento di 6 milioni di Ebrei, zingari, omosessuali e di quanti il furore nazista riteneva non appartenessero alla razza ariana. Lo testimoniano i campi di sterminio di Chelmno, Belzec, Sobibor, Treblinka, Auschwizt, Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau, Mauthausen-Gusen, Sachsenhausen, Mittelbau-Dora, Varsavia, Krakow-Plaszow, Ravensbrùck. Anche in Italia la follia della soluzione finale trovò attuazione con i campi di concentramento di Bolzano, Fossoli (MD), Campo della Risiera di San Sabba a Trieste, dove furono assassinate 5.000 persone.

L'antisemitismo, sempre latente nel regime fascista, ebbe una svolta quando si allineò alle posizioni naziste con le leggi speciali caratterizzate dall'ambiguità della formula “discriminare e non perseguitare”, da cui ebbero origine leggi e provvedimenti che limitarono i diritti civili degli ebrei, dando inizio ad una vera e propria persecuzione. Tutto questo è ricordato da Gianluca Petroni nel libro Gli ebrei a Campagna durante il secondo conflitto mondiale.

Il volume racconta con elementi storici inoppugnabili l'internamento a seguito delle leggi razziali fasciste di centinaia di ebrei nei due campi di concentramento allocati nelle due caserme (ex conventi) “Concezione” e “S. Bartolomeo”. Nei due campi di internamento coatto passarono migliaia di ebrei, di cui moltissimi furono smistati presso altre destinazioni, mentre una parte minoritaria venne internata a Campagna.

Se a Campagna e negli altri 15 campi di internamento e di sconfinamento esistenti già nel 1940 si consumò una pagina dolorosa e vergognosa della nostra storia, bisogna però sottolineare – e ciò vale in modo particolare per la cittadina dei Monti Picentini - che il popolo rifiutò nella sua globalità quelle leggi razziste e dimostrò in maniera concreta la sua solidarietà. Ancora più significativo è che tale solidarietà non provenne solo dal popolo, ma anche da quelle stesse istituzioni che erano tenute a far rispettare le leggi sia pure scellerate di uno stato totalitario: le stesse autorità preposte alla sorveglianza spesso chiudevano un'occhio, tenendo presente le esigenze degli internati. Un'esempio di grande significato morale è quello legato alla figura di Mons. Giuseppe Maria Palatucci, Vescovo di Campagna, che in accordo tacito con il nipote Giovanni Palatucci, prima responsabile dell'ufficio stranieri e poi commissario e questore reggente a Fiume, aiutò materialmente e spiritualmente gli ebrei braccati e perseguitati. Due personaggi di grandissima umanità che rendono il libro-saggio di Petroni prezioso ed importante per conoscere una parte della storia, non certo minore della nostra Italia meridionale.Un modo per ricordare alle nuove generazioni che cosa è stato il fascismo e l'antisemitismo, ma allo stesso tempo un motivo di speranza per un futuro in cui non si ripetano gli errori del passato. Non c'è infamia che non possa essere combattuta dagli uomini di buona volontà e Giovanni Palatucci e lo zio Vescovo, insieme alla maggioranza dei campagnesi, dimostrarono che i principi di solidarietà e di umanità non si possono sopprimere.

Recensione a cura di
Roberto Ruocco

   
   
   
   
   
   

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