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Titolo:
Officina accademica e suggestioni del colore |
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Carmine Tavarone si è già occupato in passato dello straordinario percorso artistico di Pasquale Avallone, ma con la monografia, che è stata presentata in occasione della bella mostra di pittura che si è tenuta qualche mese fa presso la Pinacoteca Provinciale, il critico d'arte descrive a tutto tondo il personaggio, l'artista, l'uomo, analizzando il periodo storico e la società in cui operò. Un catalogo, ma secondo noi più di un corredo ad una mostra, una vera e propria biografia che non tralascia i moti dell'animo del giovane Avallone che a Napoli sentiva lo struggente sentimento della nostalgia e degli affetti. "Pasquale ebbe conoscenza assai precoce della pittura. Giuseppe lavorava senza soste per mantenere la famiglia: decorazioni, quadri e quant'altro producesse, assumeva agli occhi del bambino e poi del ragazzo in formazione, ciò che esse realmente e innanzitutto rappresentavano: l'unica fonte di ricchezza e benessere della famiglia. Pasquale seguì prestissimo il padre, diventandone, prima l'umile garzone, poi l'inserviente di cantiere e di laboratorio. In f amiglia ancora si racconta che, adolescente, imparasse da Gaetano Esposito, pulendone i pennelli. " Con queste parole Tavarone sottolinea quanto fu lunga la formazione artistica del pittore: partito dall'ambito familiare già saturo di umori pittorici, seguì insieme al fratello Mario gli insegnamenti del padre, plasmando il suo naturale ingegno prima alla Scuola Consorziale di Arti e Mestieri di Salerno, poi all'Accademia di Belle Arti "Salvator Rosa" di Napoli, con una Borsa di Studio assegnatagli dalla Provincia di Salerno in seguito alla presentazione di due opere: "Segrete Speranze" e "Molo Manfredi". L'Accademia molto pesò sulla formazione dell'artista che potè contare sull'insegnamento di un maestro di disegno d'eccezione quale era Stanislao Lista. A tal proposito scrive ancora Tavarone: "A Stanislao Lista, dunque, il giovane Avallone deve gran parte della sua capacità di riprendere dal vero le figure, di sapere impostare correttamente la costruzione di un quadro ". Insegnamento prezioso che l'artista tenne in gran considerazione nelle opere che creò negli anni successivi. Dopo gli studi, spinto anche dal bisogno della realtà quotidiana, Avallone diede inizio ad una febbrile attività. Il suo primo lavoro fu l'affresco nella chiesa di Santa Caterina a Caggiano, dove dipinse le figure degli Apostoli e successivamente "Gli Evangelisti" e "l'Adorazione del Sacramento". Al tema religioso, che rappresentò una costante del suo iter artistico con la realizzazione di un gran numero di "Madonnine" e "Trittici con Madonnine", si affiancò la produzione di ritratti, assai richiesti della borghesia salernitana per la sensibilità e lo scavo interiore con cui veniva rappresentato il personaggio. L'artista, vissuto tra l'Ottocento e il Novecento, fu un genio poliedrico, spaziando dalla pittura alla scultura, dal decoro dei palazzi delle Istituzioni alla pittura da cavalletto. Non c'è artista a Salerno che abbia lasciato un'impronta forte e duratura come Pasquale Avallone, la cui "presenza" solenne e altera si respira per le vie della città, dove le sue opere lo ricordano ai posteri, come il busto in bronzo di Matteo Luciani e il pannello in bronzo per il Monumento alla Riconoscenza a Pastena, il fregio del basamento per il monumento a Luciani nell'omonima piazza. Numerose sono le testimonianze della sua arte nei palazzi del potere civile: la Provincia, con lo splendido soffitto del Salone Bottiglieri; il Comune, con il trittico L'Italia eroica: maggio 1915 e il Gran Fregio nel Salone di Rappresentanza del Podestà, oggi Salone dei Marmi, composto da dodici pannelli che si sviluppano in 122 metri quadrati ; la Camera di Commercio con il Salone di rappresentanza impreziosito con sei tele: L'arte vetraria , L'arte della ceramica , La Tessitura , Il commercio Marittimo , La Pastorizia e L'Agricoltura ; la Banca d'Italia, infine, dove decorò i pannelli della nuova sede dell'Istituto di corso Vittorio Emanuele. Pasquale Avallone rende in modo mirabile l'anima inquieta e romantica dei due secoli a cavallo dei quali visse, interpretando gli umori, i sentimenti, le gioie, i dolori e le speranze di una intera città. Oggi, come ieri, parlare di Salerno, equivale a parlare anche di Pasquale Avallone. Roberto Ruocco
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